Il processo per l’omicidio di Sergio Ramelli è uno dei casi più emblematici degli Anni di Piombo, il periodo di violenze politiche che ha segnato l’Italia tra gli anni ’70 e ’80.
Chi era Sergio Ramelli?
Sergio Ramelli era un giovane studente milanese, iscritto al Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI). Nell’aprile del 1975, all’età di 18 anni, fu aggredito sotto casa da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia, un’organizzazione della sinistra extraparlamentare. L’aggressione, avvenuta con chiavi inglesi, gli causò ferite gravissime, portandolo alla morte dopo 47 giorni di agonia.
Il Processo: una Giustizia Arrivata in Ritardo
L’omicidio di Ramelli rimase impunito per oltre dieci anni. Solo nel 1987, grazie a nuove dichiarazioni e indagini, fu possibile identificare e processare i colpevoli.
Le tappe giudiziarie:
- 1987 – Inizia il processo contro i membri del gruppo di Avanguardia Operaia che lo avevano aggredito.
- 1989 – Sentenza di primo grado: condanne per omicidio volontario con pene dai 10 ai 15 anni.
- 1990 – In appello, le pene vengono ridotte grazie alle attenuanti generiche.
- 1991 – La Cassazione conferma le condanne definitive, ma con pene ormai fortemente ridotte.
I responsabili scontarono poche anni di carcere, grazie a indulti e benefici di legge.
Un Caso Simbolo
L’omicidio di Ramelli è diventato negli anni un simbolo della violenza politica di sinistra degli anni ‘70 e dell’incapacità delle istituzioni di garantire giustizia in tempi rapidi. Il lungo silenzio attorno alla sua vicenda e il ritardo nei processi sono stati spesso oggetto di polemiche politiche.
Ogni anno, la sua memoria viene ricordata con manifestazioni e commemorazioni, a testimonianza di come la sua storia sia ancora oggi un capitolo aperto della memoria collettiva italiana.