La Leggenda del Colpo alla Banca di Roma ed il ruolo di un criminale discusso ma certamente geniale.
Massimo Carminati è un nome che evoca scenari di criminalità organizzata, segreti indicibili e intrecci tra malavita e potere. Ex membro dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) e figura chiave nel mondo della criminalità romana, Carminati è noto per i suoi legami con la Banda della Magliana e, più recentemente, per il caso “Mafia Capitale”. Tuttavia, tra i tanti episodi che lo hanno visto protagonista, uno dei più leggendari è il cosiddetto “Furto del Secolo”, il colpo alla Banca di Roma del 1999.
Il Colpo alla Banca di Roma
Il 30 luglio 1999, un commando di ladri professionisti penetrò nel caveau della Banca di Roma in piazza dei Caprettari, a pochi passi dal Pantheon. Il furto, orchestrato con una precisione quasi cinematografica, consentì ai rapinatori di svuotare oltre 140 cassette di sicurezza, sottraendo gioielli, denaro e documenti riservati per un valore stimato tra i 30 e i 50 miliardi di lire (equivalenti a circa 25 milioni di euro attuali).
Ciò che rese questo furto unico fu la modalità di esecuzione: i ladri scavarono un tunnel sotterraneo, sfruttando un sistema di cunicoli già esistenti nel sottosuolo romano. Dopo aver raggiunto la banca, si presero tutto il tempo necessario per aprire le cassette di sicurezza e prelevare il loro contenuto. Nessun allarme scattò, nessuna traccia fu lasciata. Quando il personale della banca si accorse del furto, i ladri erano già scomparsi.
Il Coinvolgimento di Massimo Carminati
Le indagini sul colpo portarono a diverse ipotesi e sospetti, ma il nome di Massimo Carminati emerse come una delle figure chiave dietro l’operazione. Carminati, con il suo passato da criminale di alto livello e i suoi contatti nel sottobosco romano, era ritenuto un esperto nell’organizzazione di operazioni complesse.
Secondo le ricostruzioni investigative, il furto alla Banca di Roma non fu solo una rapina, ma un’operazione più sofisticata: non solo un colpo da milioni di euro, ma un modo per entrare in possesso di documenti riservati appartenenti a politici, uomini d’affari e persino figure istituzionali. Questo ha alimentato la teoria secondo cui il vero scopo della rapina fosse il ricatto, piuttosto che il semplice guadagno economico.
L’Omertà e il Mistero del Bottino
Nonostante le indagini e gli arresti di alcuni membri della banda, gran parte del bottino non è mai stato recuperato. La quantità di denaro e gioielli sottratti ha reso questa rapina una delle più redditizie della storia criminale italiana, ma il fatto che molte cassette contenessero documenti compromettenti ha spinto alcuni a ipotizzare che il vero valore del furto fosse di natura politica ed economica.
Massimo Carminati, con la sua storica reticenza a collaborare con le autorità e la sua fama di uomo “invisibile”, non ha mai confermato né smentito il suo coinvolgimento diretto nel colpo. Tuttavia, il suo nome resta legato a quella rapina, che ancora oggi viene considerata una delle operazioni più audaci e misteriose della storia criminale italiana.
Conclusione: Un Caso Ancora Aperto?
A distanza di oltre vent’anni, il “Furto del Secolo” resta avvolto nel mistero. Il caveau della Banca di Roma fu svuotato con una precisione militare, il bottino svanì nel nulla e le connessioni tra il colpo e le alte sfere del potere rimangono ancora oggi argomento di dibattito.
Massimo Carminati, dopo aver scontato la sua pena per Mafia Capitale, continua a essere una figura enigmatica nel mondo della criminalità italiana. Il suo coinvolgimento nel furto della Banca di Roma potrebbe non essere mai del tutto chiarito, ma una cosa è certa: quella notte del 1999, nel cuore di Roma, si consumò uno dei colpi più spettacolari e discussi della storia d’Italia.